giovedì, 29 maggio 2008
…che ieri sera ho visto Gomorra, che il libro l’avevo lasciato a metà, troppi personaggi, troppo frammentato, che il film ero certa mi sarebbe piaciuto che Matteo Garrone con Primo amore non me l’ero scordato, che invece non sono rimasta soddisfatta, che certo di un film così non puoi certo dire che è bello, non avresti mai potuto dirlo, che come fai? Esci dalla sala e sai che è tutto drammaticamente vero anzi forse come ha detto un ragazzino di Scampia dopo aver visto il fim …il reale è peggio. Forse aspettavo di sentirmi le viscere aggrovigliate invece ero sprofondata in poltrona un caldo indicibile all’ultima fila alcuni giocatori della Nazionale(che quando li ho visti entrare, Cannavaro Perrotta Toni e altri mi son detta “toh! Son venuti a veder Gomorra! “ che pensi siano persone interessate solo alle veline e ai soldi…pregiudizi!?) che comunque io ho vissuto in un quartiere di Cosenza che non è Scampia  ma ci somigliava tanto e che quella realtà l’ho vissuta, è sulla mia pelle nei miei ricordi nel mio presente tuttavia.
Che non lo so…forse era meglio un post sui rumeni e gli zingari…che tira di più, che noi pensiamo a questo, che al Pigneto a menare è stato un ragazzo di sinistra(Gaber ce l’aveva anche detto) che Rete 4 è salva, alleluia potremo continuare a vedere i filmissimi di Rete4 tipo che ne so? …Voglia di tenerezza o  se ci va bene Il Dottor Zivago! Che io ho la pressione bassa e sento di non aver la forza…  
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categoria:cinema, momenti tristi
venerdì, 23 maggio 2008

Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza...

Nanni Moretti - Caro Diario

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categoria:citando, io , cè tutto un mondo intorno
lunedì, 19 maggio 2008

Aveva pensato di chiudere le tendine per non lasciarsi distrarre dalle immagini, che le capitava sempre quando viaggiava in treno di perdersi dietro alle immagini che scorrono…

Che profumo di mare! Sta passando vicino vicino al mare questo treno che non so dove va e io apro lo faccio entrare nei miei occhi ma si…aria! 

I polmoni da fumatrice si intossicarono con l’aria salata, gli occhi ebbero l’azzurro che volevano e la sensazione era quelle delle gite da bambina, poteva succedere di tutto. 

NO! Guarda dov’è! Chi mi crederebbe a raccontarlo? Eppure è lì, va nella mia stessa direzione, ma che direzione ho io? Non la mia quella del treno, si vabbè non riesco a crederci ..come fa a volare? E poi così acciambellato, placido, che non ci posso neanche scrivere una favola per bambini c’è già il Gatto con gli stivali e questo….gatto volante acciambellato! neanche un bimbo di tre anni mi ascolterebbe se gli raccontassi del mio gatto che vola! Come fa?

 La meraviglia trasfigurava il suo viso di donna, la bocca non era aperta ma gli occhi erano spalancati su quella visione e il battito del suo cuore superava di gran lunga il rumore del treno che in una corsa sarebbe arrivato primo quel cuore affascinato che seguiva con gli occhi un gatto che volava, nella stessa direzione del suo treno. Ricorda Alice e il coniglio bianco, lei non sa che forse sta riscrivendo quella storia, in un mondo strano quanto quello delle meraviglie.

E se non si ferma il treno? E se ora che sa volare non viene più? E io dove vado? E se provassi a volare anch’io ..che sciocca che stupida non sei mica Alice nel paese delle meraviglie! Chissà poi se ha imparato ora a volare…che ne so io dei gatti?  

 …continua.

 

 

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categoria:io
domenica, 18 maggio 2008
...e tre.
Sedicisimo scudetto.  è stato bello vincerlo così INTERamente, con la nostra sofferenza fino alla fine che poi è più bello quando godi(IBRA) e poi godi (ancora IBRA) e poi godi ancora  (Martinez del Catania ) e godi proprio assaissimo(Osvaldo butta fuori il Milan e porta la Fiore in Europa).
e poi dopo abbracci con mio figlio, un pensiero a mio fratello e a mia sorella(si vabbè siamo tutti nerazzurri in famiglia e allora?) ballata intorno al tavolo a ritmo di Pazza Inter amala sono andata con Daria, tifosa fiorentina, allo stadio Franchi a festeggiare con tantissimi tifosi Viola ... alè oh oh... ed era bello  che loro  gridavano viola ed io Inter e nessuno ci faceva caso. che poi sono veramente contenta per la Fiore.  si, sono INTERamente felice di questa domenica calcistica.
evvai!!!
!!!!!!!
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categoria:momenti belli
sabato, 17 maggio 2008

"... tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero."


Ha scatenato la mia curiosità, mi ha catturata, l’ho letto in pochi giorni, lettura piacevole a tratti emozionante e poi… le ultime trenta pagine hanno abbassato il tono.Direi consolatorio per chi come me ha difficoltà a “finire le cose”.

È difficile una buona fine… che le cose belle non dovrebbero mai finire.

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categoria:libri
venerdì, 16 maggio 2008
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categoria:
venerdì, 16 maggio 2008

Foto pubblicata da annacarata

Stasera ho nuotato in un mare calmo, sono andata in altalena spingendomi in alto senza alcuna paura, ho pettinato i capelli bianchi di mia nonna, mi sono stesa al sole su un filo sottilissimo e sventolavo come un lenzuolo pulito, ho passeggiato su e giù per le strade di Lisbona, ho fatto amicizia con una goccia d'acqua...tutto questo in meno di due ore...ascoltando Giovanni Allevi suonare
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categoria:musica, momenti belli
giovedì, 15 maggio 2008
La melanconia, nostalgia per ciò che non è mai stato. L’avrebbe lasciata in quel viaggio, si sarebbero salutate senza rimpianti, loro che erano state per lungo tempo, tutto il suo tempo, inseparabili. Inseparabili come una fede al dito infilata a vent’anni che poi le mani cambiano le mani crescono invecchiano diventano adulte e la fede fa fatica a venir via, la mano e la fede sclerotizzate sono un tutt’uno, ci passi il sapone per aiutarla a scivolare a venir fuori a liberare l’ anulare prigioniero.
 
L’ho fatto davvero, ho preso questo cazzo di treno, sono qui seduta, quasi calma. Ora riapro gli occhi devo esserci con tutti i sensi. Ho voglia di mangiare di ascoltare musica.
 
Apre gli occhi, la carrozza è vuota forse più in là c’è qualcuno.distende le gambe si appropria dello spazio davanti a se, scivola con le spalle in giù e tra la schiena e il legno si forma uno spazio vuoto.
 
Cazzo cazzo non devo dire sempre cazzo. Eccolo lì.
 
Chiude gli occhi appena riaperti, il viso si sbianca è paura sul suo volto è sollievo è sorriso.
 
Sono forte, sono qui ho paura ma la domino sono qui e lui è li fermo, tranquillo, mi ha guardata e io so che ancora mi sta guardando attraverso la piccola fessura dei miei vedo i suoi occhi verdi del cazzo. Aspetterò che si avvicini. Ho voglia che si avvicini. Si avvicinerà-
 
Stava ad occhi chiusi, con lo spazio vuoto tra l’incavo della schiena e il sedile, respiro leggero tradiva l’eccitazione, pensava che se si fosse messo proprio lì in quello spazio vuoto, se l’avesse presa alle spalle si sarebbe sentita persa, ma non cambiava posizione stava lì era il suo viaggio il suo incontro e aveva voglia di dire cazzo vado via, ma solo per abitudine ora. Ora, sapeva che la sua voglia era quella di restare di esser presa anche alle spalle.
 
Apro gli occhi è sul sedile di fronte, mi tiro su lentamente, mi guarda. Sono io, proprio io, il mio corpo è qui a pochi centimetri dal suo e non scappo mi sento pronta, mi esalto. E così facile.
 
Sornione e immobile la guarda.  Si struscia al legno lucido, salta accanto a lei, rizza il pelo, si struscia ancora, uno sbadiglio e se ne va da dove era venuto. Ora quello era il suo territorio, può andare e tornare a suo piacimento….
 
Cazzo cazzo cazzo uuff…dove va? Se ne va?
 
Era rimasta con la mano per aria, una carezza incompiuta, un aborto di carezza, aveva provato ad immaginare il calore la morbidezza e poi si era detta” che stupido immaginare io…posso!”…invece la mano si era posata sul legno, ancora lucido come prima, solo un po’ più caldo.
 
 
 
 
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categoria:io
mercoledì, 14 maggio 2008

Salgo senza pensarci. I sedili in legno mi riportano ad immagini viste da bambina. Che strano un vecchio treno su un binario ad alta velocità. Ma non mi faccio domande, sono su, cerco un posto accanto al finestrino. La reticella in corda  accoglie il mio bagaglio: un quadernone, una felpa blu, una spazzola, l’i-pod, le sigarette, tutto racchiuso in una borsa neanche tanto grande.
Seduta, mani in grembo, spalle dritte aspetto. Ascolto quel nuovo ritmo che si chiama batticuore.

La scandalizzava quel batticuore.Qualcuno passa in corridoio lei saluta ma la tonalità della sua voce è troppo bassa e qualcuno non sente. Aveva detto buongiorno ma senza tono non è un buongiorno. Sospesa rimane a guardare qualcuno che si allontana, in ogni caso la tranquillizza sapere che c’è gente sul suo stesso treno, anche se…

...io ho un appuntamento, questo viaggio è da fare in due, certo non so esattamente quando  arriverà forse ora, mi giro istintivamente verso le porte aperte, o durante o un po’ prima di arrivare, fiduciosa e sospesa attendo.  

Il sedile era due posti senza nulla che segnasse un centro delimitasse uno spazio. Il legno lucido le dava una sensazione di pulito, di vivo, di caldo, distese la mano accarezzando un posto vuoto con affetto.

Cazzo parte, sto partendo, oddio per dove, dove cazzo vado?

Si alzò proprio mentre si chiudevano le porte non così lentamente da non poter scendere, lei voleva restare, voleva andare.Tirò prima una tendina poi l’altra non aveva voglia di guardare fuori dal finestrino, non voleva distrarsi, voleva aspettare godersi l’attesa, la dolcezza di un tempo inoffensivo.

Non mi fa paura il tempo, respiro sono viva. Aspetto, il tempo non esiste e se dovessi aspettare per sempre questo per sempre è il mio tempo quel per sempre è quest’attimo è ora. Uguale. Senza aggettivi. Ne avverbi. Né drammaticamente uguale né felicemente uguale. Uguale. Probabilmente uguale.

 

 (forse...magari....chissà...continua. Della serie:avverbi di dubbio)

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categoria:io