Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza...
Nanni Moretti - Caro Diario
Aveva pensato di chiudere le tendine per non lasciarsi distrarre dalle immagini, che le capitava sempre quando viaggiava in treno di perdersi dietro alle immagini che scorrono…
Che profumo di mare! Sta passando vicino vicino al mare questo treno che non so dove va e io apro lo faccio entrare nei miei occhi ma si…aria!
I polmoni da fumatrice si intossicarono con l’aria salata, gli occhi ebbero l’azzurro che volevano e la sensazione era quelle delle gite da bambina, poteva succedere di tutto.
NO! Guarda dov’è! Chi mi crederebbe a raccontarlo? Eppure è lì, va nella mia stessa direzione, ma che direzione ho io? Non la mia quella del treno, si vabbè non riesco a crederci ..come fa a volare? E poi così acciambellato, placido, che non ci posso neanche scrivere una favola per bambini c’è già il Gatto con gli stivali e questo….gatto volante acciambellato! neanche un bimbo di tre anni mi ascolterebbe se gli raccontassi del mio gatto che vola! Come fa?
La meraviglia trasfigurava il suo viso di donna, la bocca non era aperta ma gli occhi erano spalancati su quella visione e il battito del suo cuore superava di gran lunga il rumore del treno che in una corsa sarebbe arrivato primo quel cuore affascinato che seguiva con gli occhi un gatto che volava, nella stessa direzione del suo treno. Ricorda Alice e il coniglio bianco, lei non sa che forse sta riscrivendo quella storia, in un mondo strano quanto quello delle meraviglie.
E se non si ferma il treno? E se ora che sa volare non viene più? E io dove vado? E se provassi a volare anch’io ..che sciocca che stupida non sei mica Alice nel paese delle meraviglie! Chissà poi se ha imparato ora a volare…che ne so io dei gatti?
…continua.
"... tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero."
Ha scatenato la mia curiosità, mi ha catturata, l’ho letto in pochi giorni, lettura piacevole a tratti emozionante e poi… le ultime trenta pagine hanno abbassato il tono.Direi consolatorio per chi come me ha difficoltà a “finire le cose”.
È difficile una buona fine… che le cose belle non dovrebbero mai finire.

Salgo senza pensarci. I sedili in legno mi riportano ad immagini viste da bambina. Che strano un vecchio treno su un binario ad alta velocità. Ma non mi faccio domande, sono su, cerco un posto accanto al finestrino. La reticella in corda accoglie il mio bagaglio: un quadernone, una felpa blu, una spazzola, l’i-pod, le sigarette, tutto racchiuso in una borsa neanche tanto grande.
Seduta, mani in grembo, spalle dritte aspetto. Ascolto quel nuovo ritmo che si chiama batticuore.
La scandalizzava quel batticuore.Qualcuno passa in corridoio lei saluta ma la tonalità della sua voce è troppo bassa e qualcuno non sente. Aveva detto buongiorno ma senza tono non è un buongiorno. Sospesa rimane a guardare qualcuno che si allontana, in ogni caso la tranquillizza sapere che c’è gente sul suo stesso treno, anche se…
...io ho un appuntamento, questo viaggio è da fare in due, certo non so esattamente quando arriverà forse ora, mi giro istintivamente verso le porte aperte, o durante o un po’ prima di arrivare, fiduciosa e sospesa attendo.
Il sedile era due posti senza nulla che segnasse un centro delimitasse uno spazio. Il legno lucido le dava una sensazione di pulito, di vivo, di caldo, distese la mano accarezzando un posto vuoto con affetto.
Cazzo parte, sto partendo, oddio per dove, dove cazzo vado?
Si alzò proprio mentre si chiudevano le porte non così lentamente da non poter scendere, lei voleva restare, voleva andare.Tirò prima una tendina poi l’altra non aveva voglia di guardare fuori dal finestrino, non voleva distrarsi, voleva aspettare godersi l’attesa, la dolcezza di un tempo inoffensivo.
Non mi fa paura il tempo, respiro sono viva. Aspetto, il tempo non esiste e se dovessi aspettare per sempre questo per sempre è il mio tempo quel per sempre è quest’attimo è ora. Uguale. Senza aggettivi. Ne avverbi. Né drammaticamente uguale né felicemente uguale. Uguale. Probabilmente uguale.
(forse...magari....chissà...continua. Della serie:avverbi di dubbio)