martedì, 04 marzo 2008
Assistiamo in questi giorni all'ennesimo tentativo di riportare indietro le lancette della società italiana. Questo tentativo colpisce in primo luogo tutte le donne, minacciando gli spazi di libertà conquistati dal movimento femminista, che era riuscito a scardinare schemi oppressivi radicati, grazie ad una nuova cultura di liberazione, di democrazia, di affermazione dei diritti individuali.
Come mai prima d'ora c'è bisogno invece della ricchezza che i movimenti delle donne portano alla vita politica, sociale, civile e culturale, perché solo in questo altro modo di pensare il mondo e di viverlo sta una possibile alternativa allo stato confessionale, alle guerre, alla globalizzazione neoliberista, a tutti gli integralismi.
L'incontrollata ingerenza della Chiesa cattolica nella sfera pubblica ed il tentativo di conformare lo Stato laico ad una concezione etico-religiosa costituiscono un fenomeno gravissimo che investe la vita, la libertà e la dignità delle cittadine e dei cittadini di questo paese.
Nella generale subalternità alle gerarchie ecclesiastiche, si torna ad affermare un modello unico di famiglia, tradizionale e patriarcale, e si nega legittimità al pluralismo etico e culturale, base di ogni democrazia.
Mentre la retorica sulla vita inonda i mezzi di comunicazione, la precarizzazione del lavoro e l'arretramento dello stato sociale rendono sempre più difficile la condizione delle donne, limitandone di fatto la libertà di scelta su questioni fondamentali:  la maternità, l'affettività, la possibilità di progettare il proprio futuro.
Di fronte a tutto questo, è indispensabile riaffermare con forza il principio dell'autodeterminazione delle donne, principio che non deve divenire oggetto di trattativa nei programmi e nelle pratiche di governo.
Respingiamo  in particolare i ripetuti e violenti attacchi alla legge 194 con  il tentativo di limitare la libertà di scelta in materia di interruzione di gravidanza, anche attraverso l'inserimento degli integralisti del "Movimento per la vita" nei consultori pubblici e l'estensione dell'obiezione di coscienza anche ai farmacisti; l'obiezione del personale sanitario inoltre non può arrivare a impedire di fatto, in alcune città e regioni, l'applicazione della legge: deve essere garantita la presenza di medici e infermieri non obiettori in ogni presidio sanitario.
Condanniamo inoltre l'ostinato rifiuto di introdurre la pillola RU486, già in uso in molti paesi europei, che permetterebbe una tecnica di interruzione di gravidanza meno invasiva.
Condanniamo questo rinnovato integralismo, specchio dei fondamentalismi che soffocano i diritti di donne e uomini in vaste parti del mondo e che alimentano e giustificano le guerre.
Condanniamo tutto questo come la cornice per cui gli atti di violenza contro le donne trovano giustificazione e impunità.
MANIFESTIAMO
8 marzo ore 9.30 - partenza da piazza S. Marco
arrivo in piazza Annigoni (S. Ambrogio): musica e teatro
*PER DIFENDERE LA LEGGE 194*
*PER DIFENDERE L'AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE ED IL DIRITTO AD UNA  MATERNITA' LIBERA E RESPONSABILE*
*PER RIAFFERMARE IL DIRITTO AD UNA SESSUALITA' LIBERA E CONSAPEVOLE*
*PER LA PRESENZA DELLE DONNE IN TUTTI I LUOGHI DECISIONALI*
*PER LA LAICITA' DELLO STATO, garanzia dei diritti di donne e uomini  nelle scelte sessuali e affettive.*
*CONTRO OGNI FONDAMENTALISMO E OGNI FORMA DI VIOLENZA SULLE DONNE*  *
 
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lunedì, 03 marzo 2008
COMUNICATO
UDI NAZIONALE 2 marzo 2008
 
 
 
INTIMIDAZIONE E ABUSI ANCHE A BOLOGNA
 
Sabato pomeriggio a Bologna tre ragazze stavano distribuendo in zona universitaria un volantino per informare le cittadine e i cittadini che si stava organizzando un presidio per solidarietà a Mara e a tutte le donne che hanno avuto il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore, rompendo così il silenzio della violenza quotidiana che le donne subiscono. Il volantino esprime la volontà delle donne di volerci essere davanti al Tribunale di Bologna, dove il 4 marzo si svolge il processo contro il violentatore di Mara, STUPRATA al Parco Nord della città il 26 agosto 2006 (lo ricorderete tutte!).
Ebbene le tre donne sono state bloccate da un'auto. Sono scesi tre uomini. In strada non c'era nessuno in quel momento.
 
Le ragazze hanno avuto paura e si sono strette tra loro mentre questi uomini si avvicinavano gridando "Dateci i documenti".
La più coraggiosa ha esclamato "Ma chi siete?" solo dopo si qualificavano come Digos.
Le ragazze cercavano di capire perché questo succedesse. Una di loro ha chiesto aiuto ai passanti, dato il comportamento palesemente o intenzionalmente aggressivo, idoneo a generare timore e a limitare la loro libertà morale.
Un'altra aggiungeva "Scusate, non mi fido. Voi siete in tre, ho paura". Sono state chiamate ben tre pattuglie della polizia, e mentre una ragazza contattava un'avvocata dell'UDI che le diceva di dare le generalità, un poliziotto le sequestrava il cellulare impedendole di parlare con l'avvocata e rifiutandosi di spiegare la situazione.
Le ragazze sono state portate in Questura nonostante che, dopo la telefonata all'avvocata avessero dichiarato di voler dare le generalità. Con arroganza e fare autoritario, le hanno afferrate per un braccio e per la testa pretendendo di condurle con la forza e infilatele in macchina come delinquenti le hanno portate in Questura, fotografate e hanno preso le impronte digitali.
Trattenute per quattro ore senza motivo. C'era anche una poliziotta, che è stata allontanata dai colleghi perchè non era d'accordo con quei metodi. Questi i fatti.
 
Oggi viviamo un paradosso!
Le forze dell'ordine che dovrebbero garantire l'ordine pubblico e la serenità sociale, con modi sconvenienti e inurbani hanno letteralmente terrorizzato delle ragazze che legittimamente manifestavo il loro sostegno a quelle donne che hanno subito violenza.
 
Lo sanno o dobbiamo spiegarlo noi a questi uomini che una ragazza oggi ha paura? Quando degli uomini si avvicinano ad una donna in una strada buia e poco frequentata dovrebbero sapere che la reazione della donna è comunque di timore, PERCHE' UNA DONNA SA QUELLO CHE PUO' SUCCEDERLE!
 
E QUESTI UOMINI, QUESTI POLIZIOTTI, NON POSSONO nell'occasione del compimento di un'attività seppur legittima, DISTRUGGERE IL RISPETTO CHE L'AUTORITÀ DEVE TRARRE, NON DALLA DIVISA CHE I SUOI RAPPRESENTANTI PORTANO, MA DALLA LEGGE CHE ESSI RAPPRESENTANO
Questo tipo di atteggiamento è riprovevole nei confronti di CHIUNQUE , ma in particolar modo nei confronti delle donne che nell'occasione difendevano in maniera civile i propri diritti e dignità.
Le donne oggi sono oggetto di soprusi e di violenza che non è solo quella fisica.
Questo stato di intimidazione in cui vengono poste le donne che non stanno alle "regole" non è giustificabile, nè sopportabile.
Le nostre nonne venivano arrestate nel 1946 perchè vendevano le mimose l'8 marzo, altre venivano arrestate perchè distribuivano volantini per sostenere il diritto al voto delle donne.
STIAMO RITORNANDO BRUSCAMENTE AL PASSATO?
 
UDI - UNIONE DONNE IN ITALIA
Sede nazionale, via dell'Arco di Parma 15 ROMA tel. 06.6865884
udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org
 
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categoria:momenti di incazzatura