mercoledì, 30 gennaio 2008
ne ho ricevuti diversi, belli. ho ricevuto un libro, scritto da una donna, regalatomi da una donna…le avevo chiesto di prestarmelo, ma lei ha preferito che io lo avessi, “perchè certi libri si devono avere” e io ne sono stata felice. un'altra donna mi ha regalato un dvd fatto di musica e immagini, un regalo che suggella un ricordo di un concerto vissuto insieme, accompagnato da un biglietto prezioso. ho ricevuto un maglione da un'altra donna, un maglione particolare perchè particolare è la donna che me lo ha regalato, una donna che paga un prezzo per il suo voler essere se stessa. ho ricevuto un mazzo di fiori da un amico sincero, fiori che non profumavano di fiori ma di gioia di vivere. ho ricevuto un dvd di un film di Truffaut, un regalo ricercato che denota attenzione e generosità. ho ricevuto una collana  deliziosa “anche troppo bella per me” mi è venuto da dire e lei ha sorriso come solo lei sa fare. ho ricevuto un altro libro ancora da parte di un’amica che com’è possibile che io non lo abbia letto lo devi leggere è il mio libro preferito. ho ricevuto il cd di Annie Lennox da parte di un amico che si diverte a farmi ballare e a sorprendermi. ho ricevuto dei dischi da cantare da persone che mi vogliono bene, che mi vogliono bene proprio nel senso più bello, che quando canto io sono contenta. ho ricevuto telefonate e sms e tanto amore.

ho ricevuto poi un regalo inaspettato. qualche giorno in ritardo rispetto al mio compleanno…un pomeriggio, una corsa in macchina a cercar via Jacopo Nardi, un uomo giovane e un altro meno, mani che si stringono, e poi uscir di là un po’ confusa, che ci vorrei pensare ma so già che non ci penserò abbastanza, il tempo di arrivare a casa e sentire M. che dice “ fai bene” e allora lo so anch’io che faccio bene, il giorno dopo poco tempo per pensare, c è tanto lavoro da recuperare una canzone da canticchiare sottovoce che non lo ricordo tutto il testo ma che dice "libertà è partecipazione", oggi una lettera, un concetto difficile solo da spiegare ma chiaro come quell’alba magica che vidi tanti anni fa in Cappadocia.

un regalo inaspettato questa voglia di fare. un regalo inaspettato questa speranza.

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categoria:amici, momenti belli, cè tutto un mondo intorno
sabato, 26 gennaio 2008

era l'ultimo commento al mio ultimo post.

perchè non scrivo? perchè è stata una settimana intensa di altro. una settimana di parole, discussioni, analisi o tentativi di analisi, di sensazioni da vivere, di cose che ti capitano attorno, di sguardi che non capisci più se sono sinceri, di altri sguardi fiduciosi, di Valpolicella nei calici di una sera ventosa, di pensieri che si spingono l’uno con l’altro nel tentativo di predominare, e sono tanti diversi ed urgenti. ritrovarsi a dire ad un ragazzo che ha paura del futuro e non sa come reagire a questa paura che ti dispiace non sapere come aiutarlo che non c’è il manuale del perfetto genitore che è la prima volta che sei mamma di un quattordicenne in crisi e poi la voglia e il desiderio di tenerlo tra le braccia per trasmettergli tutto l’amore possibile che è l’unica cosa sicuramente vera e giusta…………….e intanto leggi quando puoi qualche pagina di Manituana e quelle pagine ti fanno pensare a ciò che un uomo può fare ad un altro uomo e poi quando Prodi non ottiene la fiducia ti dimentichi che quella sera dovevi andare con il gruppo di balli e tradizioni popolari che quella sera si analizzava il fenomeno del tarantismo che non te lo saresti perso mai ma quella sera Prodi non ottiene la fiducia e anche se lo sapevi che sarebbe successo anche se non lo sopporti da sempre questo governo, ti prende lo scoramento e stai in casa a sentire Santoro che poi però ti distrai e torni a pensare a quel che succede in ufficio, alle tue relazioni, alle scarpe impolverate, a chi  non sa essere se stesso. a chi colpevolizza se stesso, a chi prova a capire, e ti viene in mente una sera “la terapia dell’abbraccio” a quelle persone diverse che per motivi diversi non hanno saputo ricevere o dare un abbraccio. e poi devi esserci comunque per certe cose il quotidiano reclama attenzione i sacchi di mondezza sul balcone li devi portar giù che sei fortunata domani qualcuno passerà a svuotarlo il cassonetto e lo porterà lontano il sudicio così che puoi sentirti bene, e i panni da stirare e il grembiule di tua figlia che sta crescendo e ti commuove sentirla di là in camera sua a cantare le canzoni di Rino, e la spesa da fare, e domani devo ricordarmi di portare Franci dal dermatologo, e poi il giorno dopo riunione in ufficio ma scusate vado a scuola di mia figlia che suona la chitarra per me e che bello entrare per prima nel salone e vedere il suo sorriso di sollievo e gioia che sicuramente temeva che io me ne scordassi, no amore mio non me ne sono scordata sono qui …e poi torno in ufficio e ancora si parla, di criteri giusti da trovare e mi irrito se non capisci e ti sento debole perchè sei debole ma io ancora non so che ci sta il tuo sentirti debole e mi irrito ancora di più e attacco e prendo la mira e bum faccio partire un colpo e la sera c’è una luna piena in cielo che strappa ululati di piacere e il giorno dopo è venerdì e ho voglia di casa, del caffé nella mia tazzina, di tempo per ascoltare Annie Lennox, di due cuscini dietro le spalle e continuare a leggere de il “Grande Diavolo ( ….perchè ti chiamano il Grande Diavolo?...Perchè in guerra gli uomini amano farsi paura. Poi la guerra finisce e la paura rimane) e di Esther che non era più una bambina (“…Doveva ricordarselo: il sangue cambia tutto, c’è un prima e c’è un dopo.”), e arriva anche il venerdi sera e ancora tre persone non si sono stancate di guardarsi negli occhi, e il “bimboni” ci tira fuori belle risate ed è un piacere sentire e vedere una persona che si distende, come un lenzuolo steso al sole, che con il vento e l’aria e i raggi caldi si asciuga e le pieghe si distendono che non c’è nemmeno bisogno di stirarle, che va bene così e i precedenti non provano nulla, se qualcuno c’è stato e ora non c’è più non significa non prova nulla, sul tavolo ancora bicchieri di vino e superbo pecorino e noci e cioccolata, e se mi chiedi cosa fare io ti rispondo “vuoi che ti risponda come amica. come collega, come cittadina, come che?” stronzate! oggi è sabato e fuori c’era un sole dolce, la risposta è provaci, che vuol dire proviamoci, sono con te, e anche Mario ci sarà senz’altro,e porterò i tuoi figli al cinema, ti comprerò il latte quando ti mancherà, ti ascolterò leggere una relazione, abbraccerò tua moglie quando si sentirà stanca,  ti accompagnerò se necessario dove non potrai non esserci, continuerò a criticare ciò che mi sembrerà criticabile, e ti aiuterò ad avere momenti di vino e cazzeggio, ma dobbiamo provarci, tutti, è un nostro dovere, un nostro diritto.   

Prima di questa intensa settimana sono riuscita a vedere Ai confine del paradiso, più che buono e  Cous cous, che merita un 8 pieno.

Quest'ultima cosa l'ho aggiunta perche cosi  posso fare rientrare questo post  in tutti i tags...sono soddisfazioni!!!!

venerdì, 18 gennaio 2008

modestamente nacqui...

Si accettano volentieri auguri ... poi tornerò, dopo i bagordi, con un post serio (!).

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categoria:io
martedì, 15 gennaio 2008

 Qualche giorno fa ci siamo ritrovati a discutere di pena, punizione e annessi. C’era chi sosteneva la tesi che le punizioni non servono e chi, come me, sosteneva che chi sbaglia deve pagare se non altro come monito per gli altri.

 In tivù le immagini di Marion Jones . In casi come questi si dice “che paese l’America” e soprattutto viene da pensarlo a chi vive in Italia come me e anche se sono sempre stata tutt’altro che filoamericana non posso  fare a meno di guardare al di là dell’oceano fare confronti con il mio paese, il paese del volemose bene, il paese dove si scorda tutto il giorno dopo, il paese dove tutti o quasi restano spudoratamente impuniti il paese dove a volte non ci provi nemmeno a chiedere giustizia. Alla signora Jones sono state levate le medaglie, è stata condannata a 6 mesi di prigione  e non so quanti altri di libertà vigilata. È stata punita, ed è stata punita esemplarmente. La pena serve a redimere il colpevole e nello stesso tempo avere una funzione di prevenzione.    

Mi viene in mente un bel racconto di Kafka, Nella colonia penale. In questa colonia c’era una macchina punitiva formata da tre parti, un letto sul quale si stendeva e veniva legato colui che doveva essere punito, una parte superiore chiamata “disegnatore” e un'altra parte, l’erpice. Con l’erpice si scrive sul corpo del condannato la regola trasgredita.

Chi non avesse letto questo racconto è pregato di farlo, con sangue freddo e a stomaco vuoto.

Per una come me che ama la scrittura questo è decisamente il più bel racconto che abbia mai letto. Non ho mai ringraziato la persona che mi ha fatto conoscere questo racconto, eppure è una di quelle cose che non scorderò mai.

 

…«Non sa della sua condanna?» «No», ripeté l’ufficiale, e si fermò un attimo, come per chiedere al viaggiatore una migliore formulazione della sua domanda, poi disse: «Sarebbe inutile comunicarglielo. Lo verrà a sapere sul suo stesso corpo.»…

Il viaggiatore si alzò lentamente, si avvicinò e si curvò sopra l’erpice. «Vede», disse l’ufficiale, «due tipi di aghi in disposizione multipla. Ogni ago lungo ha vicino a sé uno corto. Quello lungo scrive, mentre quello corto spruzza acqua, per lavare via il sangue e mantenere sempre chiara la scritta…..

 

Ma come diventa silenzioso l’uomo intorno alla sesta ora! Anche il più stupido raggiunge la comprensione. E’ una cosa che comincia dagli occhi. Da lì si diffonde a tutto il resto. E’ uno spettacolo che potrebbe sedurre qualcuno a mettersi anche lui sotto l’erpice. Non succede nient’altro, semplicemente l’uomo comincia a decifrare la scrittura, appuntisce le labbra come se fosse in ascolto. Come ha visto, non è facile decifrare la scrittura con gli occhi; ma il nostro uomo la decifra con le proprie ferite. Per la verità, è un lavoro lungo: impiega sei ore per giungere a termine. Ma alla fine l’erpice lo trafigge completamente e lo getta nella fossa, sbattendolo sull’acqua insanguinata e sull’ovatta. Allora il giudizio è compiuto, e io e il soldato lo copriamo di terra.»

 

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categoria:citando, cè tutto un mondo intorno
giovedì, 10 gennaio 2008

Chi ben comincia…e io ho cominciato male. Il primo libro del nuovo anno direi che non raggiunge la sufficienza. Peccato. L’ho comprato attirata dalla prima pagina che avevo letto in libreria ed ero entusiasta, convinta di aver scoperto qualcosa di nuovo e di fresco. E invece mi sono sbagliata, si legge bene ma questo certamente non basta a fare di un libro un buon libro. Speriamo di screditare il proverbio, stasera ne inizierò un altro che sceglierò tra una rosa vastissima di papabili. Invece per quel che riguarda il cinema ancora non ho visto nulla quest’anno, vorrei iniziare con La promessa dell’assassino o Caramel aspettando che esca La graine e le mulet (mi dicono in Italia avrà cous cous come titolo ma chi li sceglie i titoli? a volte fanno delle traduzioni scolorite che mi fanno incazzare a me piacciono i titoli anche se poi non me li ricordo un granchè) suggeritomi caldamente dalla mia sorellina. La musica invece langue nel senso che è un periodo che non ho niente di nuovo sottomano(praticamente l’ultima novità i Radiohead che ormai risalgono a un paio di mesi fa più o meno). Nuove amicizie all’orizzonte non se ne vedono ma quelle arrivano quando meno te l’aspetti. Insomma il nuovo ancora addà venì.

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categoria:cè tutto un mondo intorno
mercoledì, 09 gennaio 2008

perché poi arriva un momento che non hai più paura,

arriva un momento strano in cui ti sembra di non aver niente da perdere anche se non è

vero,

 un momento in cui ti senti forte nonostante, e che quello che ti

sta attorno lo vedi con occhi ben aperti e lo riconosci nella sua

indecenza ma è tremendamente affascinante e vitale,

un momento in cui ti vedi quella ruga che ieri non c’era, la figura appesantita i capelli che se

non ti decidi a tingerli ti scambieranno per nonna papera eppure ti

piaci e ti vuoi bene e ti coccoli e ti fai una buona compagnia,

 e arriva un momento in cui   ti accarezzi le cicatrici e passi il tempo a

passarci e ripassarci sopra il dito pensando che anche o soprattutto grazie a quelle sei come sei,ti rendono unica ,

 e arriva il momento in cui risenti cose che hai sentito da ragazzina e

credevi che nessuno le avrebbe mai messe in discussione e invece sono

le stesse vecchie parole e la ragazzina ora è una donna che spiega a

sua figlia come andavano prima le cose e come andrebbero se si ritornasse a prima della 194 e ti senti

rispondere con la consapevolezza che può avere una bimba di dieci anni

che allora “è meglio se non la rivedono questa legge” e ti senti bene nonostante e sai che sarete in tante/i a lottare perchè non accada, 

 e arriva il momento in cui affronti una situazione nuova,

da sola, che fino a ieri non l’avresti mai fatto e invece stasera non

ci pensi nemmeno al fatto che sei sola e balli e sai che era quello che volevi da sempre

e perché hai aspettato ma che importa ora sei qui

e quella zolla di terra l’hai persa come non poteva essere altrimenti ma sotto le tue unghie c’è ancora

 e ci rimarrà per sempre che la tua terra nessuna acqua la porta via,

e arriva il momento in cui ti rivedi in uno  sguardo insofferente riconosci  la fragranza di quel

rigore inflessibile che ti apparteneva e ti intenerisce il ricordo ma

grazie al cielo è passato.

 

Sono una donna felice, come lo dovrebbe essere qualunque donna nel riverbero di questa età luminosa. Ho debolezze eleganti, e cicatrici charmantes.Non ho più illusioni sulla nobiltà delle persone, e per questo so apprezzare la loro inestimabile arte di convivere con le proprie imperfezioni. Sono clemente, alla fine, con me stessa e con gli altri. “Questa storia” A. Baricco

 

postato da: annacarata alle ore 11:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:io