pro andhare in semidas bi cheret bottes bene bullittados
per procedere lungo i sentieri ci vogliono scarpe ben chiodate
pro andhare in semidas bi cheret bottes bene bullittados
per procedere lungo i sentieri ci vogliono scarpe ben chiodate
Tre uomini e una donna intorno a un tavolo. La discussione di lavoro è composta e per niente noiosa.
Gli uomini intorno al tavolo sanno come è ripartito il potere fra loro, esiste una scala gerarchica da tutti accettata più o meno volentieri. Fisicamente anche lo spazio è sottomesso al potere, il tavolo è circolare ma a ben guardare due uomini e la donna occupano un lato del tavolo di fronte all’uomo con la giacca, la cravatta e gli occhiali. La comunicazione non verbale dell’uomo con gli occhiali è onesta, le sue spalle, aperte e ampie, poggiano alla spalliera della sedia, ciò denota che concede ai suoi interlocutori il tempo e la disponibilità necessari che è lì per ascoltare; lui guarda negli occhi per un tempo non troppo breve ma nemmeno insistente, quanto basta, come nelle ricette. Ascolta e poi parla. Il tono della voce è basso, tranquillo, il ritmo è adatto all’ora(8.30), utilizza le pause degli altri per riprendere un discorso interrotto ed espone il suo punto di vista con linguaggio chiaro ed essenziale. Non manca di fare un paio di allusioni per creare quel clima di complicità del tipo ci siamo capiti strizzatine d’occhio ma in maniera elegante da uomo che sa, che ha visto ha sentito. Non manca opportunisticamente di regalare un apprezzamento al suo interlocutore più giovane, e con i suoi sessant’anni o giù di lì inquadra la situazione e risolve il problema. La donna, ascolta, osserva, sedotta da un intelligenza sfacciata ma non sfoggiata, dall’intuizione dell’uomo per niente bello che ha di fronte, si distrae quando l’uomo con gli occhiali dopo essersi chinato a leggere dei fogli riporta le spalle alla spalliera della sedia … la giacca si allarga leggermente lasciando più spazio alla circonferenza dei pettorali coperti dalla camicia… lì la donna svia, si sottrae a quel luogo e alla luce del mattino…la camicia non c’è più, le spalle sono nude, la voce dice altro.
se è il mio destino raccontare una storia la racconterò
se quella storia sarà la nostra storia io ne sarò la protagonista
se la mia sorte sarà raccontare i tuoi occhi mi inventerò uno sguardo più dolce
se dovrò scrivere di due persone che si sono amate scriverò un'altra storia
se dovrò trovare parole per un incontro di anime e/o di corpi dirò tante bugie
se potrò raccontare i sogni sarà una storia lunghissima
se qualcuno la leggerà la domanda sarà: ma come finisce?
Facile trovare la fine per le brutte storie, ma quelle belle...perchè farle finire?vorresti non finissero mai
e se sei tu a scrivere, se sei tu a creare, puoi, seguendo il tuo delirio di onnipotenza,, decidere che le tue storie non finiscono; tu hai dato vita ai personaggi tu e soltanto tu puoi levargliela. e anche se non sono morti i personaggi ma che fine fanno chi lo sa? lascia stare Alessio, uno dei fratelli Karamazov, che per forza di cose sarà morto, ma per esempioRiccetto che fa? è un nonno sereno che racconta storie ai nipotini, è in galera, si è ammalato di AIDS, si è trasferito in Germania?
non mi ritrovo in quella categoria di donne che facendo shopping si tirano su, a me succede esattamente il contrario. Ieri avevo qualche ora libera e visto che tra meno di un mese è Natale ho pensato di rinunciare alla splendida prospettiva di un’invitante coperta sotto la quale in compagnia di un libro mi sarei trovata benissimo, e sono andata in centro.
Ho girovagato per un’oretta guardando vetrine, poi sono entrata in un negozio. Ho iniziato a sentire strani sintomi, mi girava la testa, mi sentivo sperduta, stonata, sentivo un gran puzzo di non so che. Sono andata al reparto profumi e mi sono spruzzata al polso un Kenzo(buono!) e per un attimo mi sono ripresa, sono passata dal reparto borse e mentre cercavo di reagire alla nausea che nuovamente mi prendeva una signora mi chiede “lei che dice è più carina questa o questa?” Aveva nella mano sinistra una borsettina leopardata e nella destra una leopardata un po’ più grande …a me il leopardato mi ha sempre fatto schifo e per trattenere il vomito ho emesso uno strano suono che era simile a un grugnito, ma la signora, una di quelle che se le canta e se le suona senza far caso alla mia risposta (cosa cazzo me lo chiedi a fare? E poi a me? Ma non lo vedi come sono vestita?ma se ci sono le commesse pagate apposta per dire frasi tipo “questa per Lei la trovo deliziosa o “le calza a pennello” o “lei se lo può permettere” anche a chi proprio non potrebbe ) ha fatto comunque da se convincendosi che la leopordata più piccola era più carina, più sfiziosa …
Mi sono allontanata con passo felpato e sono corsa fuori a respirare.
Ho sentito una spinta irrefrenabile a non guardare più niente, a sfuggire a tutta quella merce che si offriva ai miei occhi. Verso casa mi godo il lungarno avvolto dalla nebbia, i contorni sfumati di tutto ciò che mi circonda, una piacevole sensazione di rarefazione(si dice?).
Sono tornata a casa, con profondi sensi di colpa, non avevo comprato niente…ho aperto la porta sperando che mio marito non mi vedesse, nessuna busta, nessun pacchetto, come giustificarmi? Ancora una volta a mani vuote come tante altre volte. Per fortuna sono entrata e mio marito parlava al telefono, mio figlio mi ha chiamata subito per chiedermi di una frase di latino che non gli tornava…salva, finito l’incubo, sono a casa.
in questa città ostile e imbalsamata non c’è l’aspro odor de vini che rallegri l’anime.
stavo volentieri a casa e ho letto Mal di pietre di Milena Agus, ho letto Come Dio comanda, ho visto Amatemi, Blade Runner e Gli anni in tasca di Truffaut. Certo parlare di tutto in un solo post anche ad essere sintetici è dura;. il fatto è che Mal di pietre e Amatemi sono legati…Ieri pomeriggio ho finito il libro di Milena Agus Mal di pietre, ieri sera ho visto Amatemi e poi ho finito Come Dio comanda, a parte quest’ultimo di cui vi parlerò un'altra volta(ma anche no, basta dire che mi aspettavo di più, e il solito Ammanniti, niente di più niente di meno, sembrano libri fatti in fabbrica, di facile lettura, anche piacevole ma finisce lì), insomma a parte che… avrei potuto non scrivere di Mal di pietre e Amatemi se non fosse stato per questa coincidenza (io adoro le strane congiunture mi fanno pensare al fato anche se in realtà sono tutt’altro che fatalista) di aver letto e visto a poche ore di distanza. Due donne, una protagonista del libro e una del film. Niente di profondo ed originale nell’uno e nell’altro caso, coinvolgimento emotivo quasi inesistente . Mal di pietre enorme successo in Francia… questi francesi che hanno il vizio di innamorarsi delle cose italiane, di uno scrittore di un regista e se ne appropriano lo fanno loro ma in questo caso santo cielo hanno non sopravalutato ma proprio preso un abbaglio, hanno la loro meravigliosa Emma, l’originale come ci si può innamorare di questo surrogato di Emma ?sarà che non mi piace né il miele né l’anice (“un petit bijou de roman, poli comme une pierre précieuse et délicieux, pour ne pas dire entêtant, comme certains gâteaux sardes, tout miel et tout anis." Jean-Baptiste Marongiu, Libération)!.Comunque non voglio stare qui ad elencare tutte le cose del libro che non mi sono piaciute( una serie di banalità e di luoghi comuni), voglio dirvi della coincidenza! Mal di pietre è la storia di una donna che vuole l’amore ; Amatemi è una commedia mediocre, anche qui protagonista una donna che viene lasciata dal marito, la trama abbastanza semplice, lei dopo un primo periodo di sconforto si ripiglia riscopre le gioie del sesso e scopre di poter anche star sola. Anche qui una serie di banalità penose(lei che ad un certo punto svuota l’armadio dei suoi vecchi vestiti esce a far shopping e ritorna a casa con l’intimo sexy ed ecco che è una donna nuova! proprio come quando Milena Agus ci dice che “ la nostalgia è una cosa triste, ma un po’ felice”…ma pensa te!).
Vengo alla coincidenza, dove sta la coincidenza? le due figure femminili e la loro diversa visione della vita, per la donna di Mal di pietre, quella “femmina femmina”, “l’amore è più importante di tutte le cose” e soprattutto la cosa importante, che rende la vita degna di essere vissuta è Amare (chi ha letto il libro capisce chi non l’ha letto si fidi, è così, per la nonnetta l’importante è amare;l’Isabella Ferrari di Amatemi alla fine del film scopre che l’importante è quel magico momento in cui si ama e ci si sente amati, anche se dura solo un attimo, che ci sia in quell’attimo l’unione di due persone, l’incontro, insomma una nuova consapevolezza per lei, la leggerezza del momento, senza i per sempre, senza i solo tu, senza aspettative né pregiudizi si ritrova a essere più disponibile verso gli altri perché l’amore può essere ovunque.
Ma se le due figure femminili avevano una concezione diversa dell’AMMORE dove sta la coincidenza?
...in tutte e due i casi, gli uomini fanno la loro figura …
:::solo ora, rileggendo mi rendo conto che quel Jean Baptiste fa Marongiu di cognome. Ah, questi francesi!!!!!!!!!!!
M. aveva un cesto di capelli sopra due occhi verdi come le foglie bagnate e un paio di labbra carnose sulle quali volentieri L. avrebbe poggiato le sue labbra. Innamorati della vita M. e L. avevano sogni sfocati. Si ritrovavano in piazza ogni sera, insieme agli altri, seduti in un angolo fumavano parlavano dell’oggi che il domani ancora non c’era. L. sarebbe partita a breve, era l’unica nel gruppo che andava all’Università fuori, fuori da quella piccola città di provincia, fuori dalle limitanti mura di casa. M. sarebbe andato a Roma insieme a C., un paio di giorni, una manifestazione, un giro a Porta Portese per comprare un giubbotto nuovo, dopo l’estate aveva lavorato, qualche soldo in tasca l’aveva. M. aveva raccontato a L. di quei giorni in cui aveva fatto "il bovaro",della vita all’aria aperta, della solitudine che ti fa pensare, del bestiame da accudire, della bellezza del cielo di notte in Sila, di quelle ore passate a guardare le mucche pascolare senza nessuno con cui parlare, e a tenerti compagnia un desiderio
L. ascoltava e gli piaceva quel modo di raccontarsi senza volersi raccontare. Le piaceva l’immagine di quel suo amico che appoggiato al tronco d’un albero guardava le mucche pascolare e vedeva cose “che voi umani non potreste immaginare”. e le piaceva che lui avesse pensato a lei.
Allora prendiamo lo stesso treno, così facciamo parte del viaggio insieme poi tu continui. ci vediamo stasera.
Il treno era quasi vuoto, M. C. e L. trovarono uno scompartimento vuoto, tirarono giù i sedili, si potevano sdraiare e dormire. M. aveva alla sua sinistra L. e alla sua destra C. che quasi subito si addormentò. M. e L. sdraiati vicini vicini come mai prima di allora, parlavano e le voci erano basse per non farsi sentire, erano dolci per non farsi del male, le mani erano timide non sapevano osare.
M. e L. compagni di classe e amici da quattro anni,tra la seconda e la terza ora di quel 13 novembre si ritrovarono nel corridoio di un treno, a guardarsi stupiti, gli amici che erano non c’erano più. M. e L. erano abbracciati, le loro lingue che si erano già incontrate una sera per gioco, si riconobbero, quelle labbra carnose dicevano parole nuove. L. non aveva ancora vent’anni e non sapeva nulla o poco dell’amore, L. aveva vent’anni e disse a M. “vabbè mettiamoci insieme ma solo sesso”. Affare fatto.
25 anni dopo, M. e L. sono ancora insieme.
Ancora su quel treno, che si è fermato, è ripartito, si è guastato, si è affollato, si è svuotato, ha cambiato rotta, gente che sale, gente che scende, chi sporca i sedili, chi dimentica qualcosa, su quel treno ci sono ancora M. e L., M. e L. che a volte si distraggono a guardare fuori dal finestrino, che a volte si addormentano, che a volte pensano di scendere alla prossima fermata... quel treno ancora tira e tutti quei momenti non sono perduti nel tempo come lacrime nella pioggia(quest'ultima frase è da Blade Runner).
“che poi in realtà io ho il diploma di ragioniera.
ma con i profitti e perdite ho qualche problemino.
….anche perché presuppone un bilancio
anche perché un bilancio presuppone una chiusura
è li che già mi perdo, fosse per me non chiuderei mai niente
e infatti ho qualche problemino anche con le chiavi le perdo, le lascio, le accumulo, le cerco,
ma per tornare alla ragioneria come posso determinare l’utile nel mezzo del cammin della mia vita? non posso. come posso non tener conto degli accantonamenti e degli ammortamenti? c’erano i costi e i ricavi…se i costi superano i ricavi allora ho una perdita ma il ricavo forse non ce l’ho oggi lo avrò domani
e come posso programmare? e quindi non si può, no che non si può applicare la ragioneria alla vita.”
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stavo pensando più o meno tutto quello di cui sopra mentre stiravo, tra un jeans e una felpa mi interrogavo sull’economia della mia vita…poi quando dal mucchio di panni da stirare ho tirato fuori la tovaglia di lino mi sono detta che era giunto il momento della pausa, sono venuta al pc e ho scritto PIL per farmi meglio un idea di come poteva essere il mio prodotto interno lordo e ho trovato la risposta a tutte le mie domande.
Non PIL ma FIL.
FIL sta per Felicità Interna Lorda
«Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».
Questo sostiene il Dalai Lama.
Questo sostiene la “ donna che stira cantando”.
ha detto di me che faccio "la professorina".