giovedì, 30 novembre 2006
Volevo addomesticarlo, come la volpe nel piccolo principe
 
…. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
" Comincio a capire", disse il piccolo principe.
 
Non volevo essere l’unica e sola al mondo volevo essere unica come tanti altri unici…volevo continuare a dargli le mie parole e avere le sue. tante, poche, leggere, pesanti, nuove, vecchie, segni grafici …
…”se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
Mi sarebbe piaciuto che amasse il rumore del vento nel grano…che poi era “hai un nuovo messaggio”…invece è andata diversamente ed io ho iniziato a non sopportare quel “Ciao!non hai nessun nuovo messaggio!”
Ma va bene così…senza parole.
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categoria:desideri
lunedì, 27 novembre 2006
 
 
Che ci faccio qui? La festa del paese per chi ha sempre vissuto in città è… mi viene in mente mia nonna, quando le feci vedere il filmino che avevo registrato alla sua festa, quando si vide, con espressione sconcertata mi disse: - quella mi somiglia-  stentava a crederci.
Incontrarsi al Luna Park è stata una sua idea ed io ho acconsentito, come altre volte, tante altre volte.
Me ne vado in giro senza fretta, non ho alcuna voglia di fare il bersaglio.
Col naso in su mi tormento a guardare lo spettacolo dei  ragazzi sui kalcinculo che tentano di conquistare il trofeo, ma più che per fare ancora un altro giro gratis per dimostrare il loro valore, (bisogna essere bravi in due,è un gioco di coppia, chi sta dietro ha il compito più difficile è lui che decide quando spingere e l’altro, fiducioso nella forza del compagno si sporge il più possibile e se ci riesce si prende onore e gloria).
Passo davanti agli specchi deformanti e non   resisto, pago il biglietto ed entro.
Mi guardo grassa, mi guardo magra, mi vedo alta, mi vedo bassa, mi nascondo, ripasso lentissimamente per trovare il punto esatto in cui inizia ad alterarsi ai miei occhi il corpo. (specchi dell’anima che sformano che falsano non esistono, allora le brutture che ho visto?).
Mi osservo. il mio corpo.
Già, il mio corpo, è questo che oggi ti offro(ah ma lo sappiamo, noi, che se è vero che non esistono più le mezze stagioni è altrettanto vero che nessuno fa niente per niente).
Esco, mi incammino verso il baraccone del tiro a segno. lui sarà lì ad aspettarmi.
Io sarò il suo bersaglio, io sarò il suo premio.
Lui sarà lì per provare la sua forza, la sua abilità. Riuscirà a colpirmi, riuscirà a centrarmi? Dovrà centrarmi con lancia marcata, questo è il patto, con veemenza e maestria, il suo marchio resterà sulla mia carne a testimonianza del contatto avvenuto e lui potrà avere il suo compenso. I patti sono questi.
Tiro a segno, con autoritratto. Lui mi colpirà, io sarò lì a tifare per lui perché accada, me ne starò tranquilla, disponibile, fragile e leggera più che posso, e se sarà abile da cogliermi al centro, scatterà la foto, l’autoritratto, automaticamente una polaroid ad infrarossi, una foto speciale, che metterà a fuoco la sua anima in cambio (o in aggiunta?) del suo bersaglio, non orsacchiotto ma creatura umana. Io, il mio corpo.
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categoria:piccoli racconti di emozioni
venerdì, 24 novembre 2006
una cassetta di De Andrè portata da mia sorella che frequentava l’università a Firenze mi aveva  aiutata ad ampliare i miei orizzonti  di sedicenne.
Cantava di puttane senza condannarle, di giudici che tanto giusti non erano, d’eroi poco eroi ma molto umani.
Non avevo ancora raggiunto la maggiore età e coltivavo utopie e speranze, da novizio giardiniere.
 
Al tempo in cui ascoltavo del fiume Sand Creek non mi ero ancora mai chiesta chi erano stati gli indiani, erano per me quelli dei films americani. Non so per quanto tempo l’ho ascoltata senza capire, non so quando è stato, ma c’è stato un momento in cui ho “visto” la scena: gli indiani tranquilli dormivano senza paura(scoprii più tardi che un uomo bianco li aveva rassicurati e dunque traditi nel peggiore dei modi) erano donne bambini e vecchi, gli uomini a caccia di bisonti, il cielo che diventa grigio di polvere di fumo il ragazzo incredulo chiede al nonno se fosse solo un sogno.
Da allora gli indiani d’America sono diventati altro, un utopia di umanità.
Voglio un capo indiano, che mi indichi il cammino.
al governo c'è Prodi...mi viene da ridere, mi viene da piangere.
 
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categoria:desideri
venerdì, 17 novembre 2006
Chi è pensante non può fare a meno di innamorarsi perdutamente di chi vola lievemente nell’aria tra il fantastico e il possibile;mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e trascinati dalla “com-passione” verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza.
Non ricordo dove ho letto questa frase, l'ho appuntata perchè la trovo "chiara".
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categoria:quelle cose che non si sanno def
giovedì, 16 novembre 2006
Le braci sono quelle del camino della grande casa di campagna, residenza della famiglia del generale da secoli. Davanti al fuoco due “amici” si seggono dopo aver cenato, seduti attorno all’ enorme camino respirano il monossido di carbonio che è invisibile e non ha odore, le cellule del corpo carenti di ossigeno ne soffrono il cervello funziona male e la mente perde lucidità. A bruciare in quella stanza non è solo il fuoco, sono due vite di due uomini che hanno amato la stessa donna. Due uomini che erano amici.
Ho letto questo libro tanti anni fa e a parte il fatto che è un bel libro io ero coinvolta in una situazione simile, io ero la tradita, tradita dall'uomo e tradita dall'amica, quindi potete immaginare quali emozioni suscitò in me quella lettura. Sono passati anni, l'ho riletto, è sempre piacevole è ancora un libro che ti fa pensare le ferite sono rimarginate ma naturalmente ci sono le cicatrici. essere tradite da un uomo rientra nel gioco, ci sta, è ...direi...quasi inevitabile, essere tradite da un amica/o è devastante, ti chiedi perchè, ti metti in discussione soffri per ogni pensiero speso per ogni sorriso fatto a chi quel sorriso non voleva...oddio fa ancora un pò male pensare a lei. non pensiamoci più. 
 
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categoria:libri, amici
venerdì, 03 novembre 2006
Parlando con un'altra persona capita di affrontare ed elaborare, un dolore… o addirittura scrivendo a qualcuno capita di scoprire, quasi magicamente qualcosa di se. Capita che per difendersi da qualcosa che abbiamo dentro, si “sceglie” il silenzio. Vivere in silenzio. A volte non è una scelta, è solo perché non c’è nessuno che ti ascolta e ti abitui ad essere io.
vabbè oggi sono triste s’è capito.
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categoria:io , quelle cose che non si sanno def
giovedì, 02 novembre 2006
L’esperienza insegna, insegna a chi vuole imparare ma …per quelli come me, che disertano le lezioni, non si esercitano a casa, non prendono appunti …è tutto vano.
e allora sbaglio ancora, ancora una volta mi ritrovo a seguire una persona per strada, giubbotto rosso capelli neri e poi quando finalmente ci sono...scopro che non è quella persona...è soltanto un giubbottto rosso e dei capelli neri 
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categoria:momenti tristi